• duomo1 w Per i milanesi durerà quattro anni e quasi undici mesi, 1787 giorni dai quali la città uscirà carica di lutti e di macerie.
    La città cambia e cambierà sempre più il proprio aspetto: la Milano della Rinascente e delle insegne pubblicitarie luminose si rabbuia, dall'imbrunire vige l'oscuramento con tutte le annesse limitazioni agli orari di chiusura dei locali pubblici e alla circolazione dei mezzi di trasporto pubblici e privati. Monumenti, opere d'arte e luoghi topici sono circondati da barriere di sacchetti di sabbia.
    Si infittiscono le disposizioni prefettizie e i consigli della stampa sulle misure di protezione antiaerea, sull'approntamento di rifugi spesso improvvisati, sul comportamento da tenere in caso di allarme aereo.
    Milano si costella di tabelloni, cartelli e frecce bicolori con l'indicazione dei rifugi più vicini e delle uscite di sicurezza. Con il primo massiccio bombardamento dell'ottobre 1942 e, ancor più, dopo quelli dell'agosto 1943 il paesaggio urbano sarà disseminato di macerie e caseggiati sventrati. La città si svuota.
  • rauffsaev2 wI primi ad entrare in Milano l'11 settembre 1943 sono le Waffen SS della I divisione granatieri corazzati Leibstandarte Adolf Hitler. Il presidio italiano è stato sciolto dal comandante della piazza, generale Ruggero. I comandi della Leibstandarte segnalano atteggiamenti ostili della popolazione. Nei pressi della Stazione centrale c'è una sparatoria ingaggiata da soldati italiani affiancati da operai della Pirelli. La presenza delle Waffen SS - lo stigmatizeranno gli stessi comandi della Wehrmacht - è contrassegnata nei primi giorni da violenze e saccheggi. I primi caduti sono quattro civili uccisi dalle parti di piazzale Corvetto. 
    A partire dal 13 si insediano le strutture occupazionali vere e proprie, il comando milanese della Sicherheitspolizei-Sicherhetsdienst (SIPO-SD), quelli militari della Wehrmacht, gli uffici amministrativi del Rustungs und Kriegproduktion (RuK) e delle organizzazioni Todt e Sauckel, preposti allo sfruttamento delle risorse economico-industriali e al reclutamento forzato di mano d'opera da impiegarsi in Germania.
  • CVLcomgen wDiffusasi la notizia dell'armistizio, il 9 settembre 1943 i partiti antifascisti, costituitisi in Comitato di liberazione nazionale (CLN), lanciano la creazione di una Guardia nazionale popolare che, armata e inquadrata agli ordini di ufficiali dell'esercito, lo affianchi nella difesa di Milano. L'opposizione del comandante del presidio italiano, generale Ruggero, e lo scioglimento dei reparti al suo comando, causano lo sbandamento della truppa e del volontariato civile, spianando così la strada all'ingresso delle Waffen SS in città (11 settembre 1943). A Milano, la lotta contro l'occupazione tedesca e il risorto fascismo repubblicano è caratterizzata dal parallelo sviluppo della guerriglia, condotta dai Gruppi di azione patriottica, e delle lotte politico-rivendicative di fabbrica che sfociano nello sciopero generale del 13-18 dicembre 1943 e raggiungono il culmine con quello del 1 marzo 1944, inutilmente contrastati da arresti e dalla deportazione di centinaia di lavoratori nei lager.
    Lo sviluppo della lotta evidenzia in breve tempo la centralità di Milano nella guerra di liberazione nazionale. La posizione geografica, la presenza in città dei principali organismi politici e militari clandestini, l'importanza del ruolo sempre più assunto nei rapporti avviati con gli alleati, con il CLN centrale di Roma e verso l'intero movimento resistenziale, inducono il CLN romano a conferire a quello milanese i poteri di governo straordinario del Nord (fine gennaio 1944).
  • pesce wMartedì, 24 aprile 1945 Il bollettino di guerra germanico non arriva più.
    Ore 07.00 circa. Luigi Longo redige l'ordine dell'insurrezione. Tutte le formazioni garibaldine milanesi devono iniziare le operazioni insurrezionali alle ore 14.00 del 25 aprile.
    Ore 08.30. Pietro Secchia riceve le direttive di Luigi Longo e le dirama immediatamente attraverso le staffette del comando.
    Ore 10.00. Riunione dei comandanti garibaldini di Sesto San Giovanni. Vinicio Franchini, comandante il gruppo brigate Garibaldi, impartisce le ultime disposizioni concordate con il Comando piazza di Milano: il grosso delle brigate SAP di Sesto, all'ora X, dovrà uscire dalle fabbriche e dirigersi verso la Breda e la Pirelli i cui grandi stabilimenti verranno collegati fra loro aprendo dei varchi nelle mura di recinzione lungo via Chiese che li divide, in modo da costituire un unico quadrilatero circondato da alte mura e quindi più facilmente difendibile. La Ercole Marelli, Magneti Marelli e Falck dovranno accogliere tutte le forze provenienti dalle piccole e medie fabbriche e i cittadini volontari che siano comunque conosciuti. Il nucleo dei carabinieri di Sesto ha assicurato il suo appoggio ai partigiani ed al commissariato di Sesto i poliziotti sono disposti a lasciarsi disarmare.
  • generale 760x617Le mappature esposte sono tratte dall'originale di una delle cartine in uso all'apparato politico clandestino della Federazione comunista milanese durante l'occupazione tedesca. 
    I confini dei settori clandestini non ricalcano pertanto quelli adottati dalle diverse organizzazioni militari partigiane facenti capo ai partiti del CLN.  La mappatura delle basi clandestine, degli arresti e dei caduti partigiani è il risultato di quanto è stato possibile ricostruire allo stato attuale delle fonti archivistiche e bibliografiche e non deve essere intesa come esaustiva.
    Molti più furono gli arrestati, i caduti e le basi clandestine della lotta resistenziale milanese. La mappatura delle azioni partigiane è basata quasi esclusivamente sullo spoglio dei Bollettini delle azioni redatti dal Comando piazza di Milano. Non potendo rendere conto delle centinaia di azioni di disarmo incruento, di propaganda e di sabotaggio di vario tipo, sono riportate solo le azioni armate cruente e, a titolo d'esempio, alcune azioni propagandistiche condotte nei cinema e in alcune fabbriche, ricordando, anche in questo caso, che il numero complessivo delle azioni armate fu senza dubbio superiore a quello di cui è rimasta traccia documentale. 

Legge Acerbo

La Legge Acerbo prevedeva l'adozione di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, all'interno di un collegio unico nazionale, suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali. A livello circoscrizionale ogni lista poteva presentare un numero di candidati che oscillava da un minimo di 3 a un massimo dei due terzi di quelli eleggibili (non più di 356 su 535); oltre al voto di lista era ammesso il voto di preferenza.

Il risultato nel collegio unico era decisivo per determinare la distribuzione dei seggi: nel caso in cui la lista più votata a livello nazionale avesse superato il 25% dei voti validi, avrebbe automaticamente ottenuto i 2/3 dei seggi della Camera dei Deputati, eleggendo in blocco tutti i suoi candidati; in questo caso tutte le altre liste si sarebbero divise il restante terzo dei seggi, sulla base di criteri simili a quelli della legge elettorale del 1919. Nel caso in cui nessuna delle liste concorrenti avesse superato il 25% dei voti, non sarebbe scattato alcun premio di maggioranza e la totalità dei seggi sarebbe stata ripartita tra le liste concorrenti in base ai voti ricevuti ancora secondo i principi della legge elettorale del 1919.

In sede di approvazione la propaganda fascista spacciò per democratico tale meccanismo di ripartizione dei seggi, affermando che il diritto di tribuna alle minoranze era garantito da quel terzo dei seggi dell'assise parlamentare, che sarebbe stato loro assegnato comunque, anche qualora fossero complessivamente rimaste al di sotto del 33% dei suffragi.

Rispetto alla precedente legge elettorale, la Legge Acerbo ridusse inoltre l'età minima per l'eleggibilità da 30 a 25 anni, abolì l'incompatibilità per le cariche amministrative di sindaco e deputato provinciale, e per i funzionari pubblici (ad eccezione di prefetti, viceprefetti e agenti di pubblica sicurezza). Altra importante innovazione fu l'adozione della scheda elettorale al posto della busta.

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