La stampa nella clandestinità

Il ruolo della stampa nella clandestinità fu, durante gli anni del fascismo, quello si sensibilizzare e incitare le coscienze alla resistenza. Il clandestino, inizialmente uomo di cultura al quale si legarono poi operai, contadini e persone in genere, rifugiato in luoghi segreti, come le masserie disabitate o ospitato segretamente da amici fidati, impiegava il suo tempo a scrivere e mantenere strette le relazioni con gli antifascisti locali e delle grandi città.
Solo più tardi con l’esilio di buona parte di “ribelli”, la stampa clandestina ebbe la possibilità stringere forti relazioni con l’estero. Saranno proprio i paesi europei come la Francia, che diverranno, principalmente nel 1929, i maggiori centri per la stampa del volantinaggio e dei periodici antifascisti. In Italia, sia per la corruzione di alcuni tipografi, sia per il controllo della polizia politica e sia per le camicie nere, molti tipografi erano costretti a salvare la propria pelle denunciando i giornalisti che erano, al dire del duce, dei “pericolosi reazionari”. 
In un primo momento la magistratura non era ancora così legata al credo fascista per cui molti reazionari accusati erano assolti ma erano poi le camicie nere che eseguivano in piena autonomia e di notte le loro sentenze di morte.
La polizia di fronte a questi atti era impotente ed il re non era in grado di controllare Mussolini che il 3 gennaio del 1925 alla Camera, sancì la svolta politica del paese e chiariva in modo definitivo il vero volto del fascismo.
Le sue parole furono:
Dichiaro qui, al cospetto di quest’assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale e storica di tutto quanto è avvenuto. Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa.

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Iniziava la più feroce repressione delle libertà individuali tra le quali anche quella di stampa e molti giornali scomparirono. Man mano però che la stampa ufficiale cadeva, quella clandestina emergeva e si diffondeva per merito di tutti coloro che capirono di poter combattere il fascismo organizzandosi pur non avendo sedi, gerarchie e tessere.
La stampa clandestina, dunque, iniziò il suo lavoro capillare che, diffondendo le scelleratezze del fascismo, si consacrò nella Resistenza partigiana e mai si piegò alla dura “legge del manganello”.
Della diffusione del giornale clandestino erano incaricati tutti gli uomini di “buona volontà” i quali aderivano al messaggio "Chi riceve il bollettino è moralmente impegnato a farlo circolare".
Non era certamente facile far circolare la stampa, considerando anche la vigilanza della polizia politica, ma grazie a questo clima di terrore e paura si formarono le prime leve della militanza resistenziale.
Gli articoli pubblicati erano mirati a mantenere vivace e battagliero il sentimento antifascista in modo che lo stesso giornale diventasse ispiratore delle azioni reazionarie ai danni della dittatura.
Non mancavano gli approfondimenti ideologici mirati a legittimare i motivi della resistenza dai quali trarre sia il senso politico dell’azione e sia le sue strategie di attuazione.
Il messaggio che ne proveniva al duce era quello di un’opposizione clandestina al suo governo che al contempo pareva indomabile perché basata sui principi di quella fine cultura che vuole garantito il principio delle nostre libertà. Nonostante la reazione poliziesca non concedesse tregua, i giornaletti e altra stampa riuscivano a circolare grazie a coloro che la distribuivano di notte percorrendo le strade di tutta la provincia. Fu tutto questo lavoro clandestino ad alimentare costantemente le fila degli oppositori alla dittatura i quali, oggi, si potrebbero benissimo definire come i padri della nostra libertà.

Fonti

CULTURA SALENTINA Rivista di pensiero e cultura meridionale.

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