Offensiva della primavera 1945

L’offensiva della primavera 1945 sul fronte italiano (nome in codice Operazione Grapeshot, in lingua italiana "mitraglia") fu l'attacco congiunto della 5ª Armata americana e dell'8ª Armata britannica sferrato il 6 aprile 1945.
L'offensiva, guidata dal generale Mark Wayne Clark, portò allo sfondamento della Linea Gotica e sfociò nella Pianura Padana attraverso l'Emilia-Romagna verso la Lombardia ed il Veneto. L'attacco portò al crollo della Repubblica Sociale Italiana e alla liberazione di tutto il Norditalia dall'occupazione tedesca; il 2 maggio 1945 il generale Heinrich von Vietinghoff, comandante delle truppe tedesche in Italia, concluse la resa di Caserta.
 

La carta

SpringOffensiveItaly1945
Gli Alleati avevano lanciato la loro precedente offensiva (Operazione Olive) sulla Linea Gotica nell'agosto 1944 con l'VIII Armata britannica che aveva attaccato lungo la linea costiera adriatica e la 5ª Armata statunitense che tentò di sfondare attraverso la parte centrale degli Appennini.
Intanto, nell'inverno tra il 1944 ed il 1945 le truppe tedesche in italia (il cosiddetto gruppo d'armate C), in un momento di stasi delle operazioni militari, ne avevano approfittato per riorganizzarsi, anche effettuando alcune manovre di schieramento tattico. A tale scopo la 4ª divisione Fallschirmjäge avevano effettuato alcune operazioni di ricognizione intorno Monte Castellone.
Anche se gli attacchi erano riusciti a superare la Linea Gotica gli americani non riuscirono a sfondare e sfociare nella pianura padana prima che i rigori dell'inverno appenninico arrivassero. Le formazione americane si attestarono sulle scomode posizioni raggiunte e trascorsero un inverno in dure condizioni mentre presero avvio i preparativi in vista dell'offensiva primaverile.

Contingenti e schieramenti

Con l'approssimarsi della primavera i problemi di avvicendamento ai contingenti alleati continuavano.
La 4ª Divisione di fanteria indiana fu infatti inviata in Grecia seguita in novembre (1944) dalla 4ª Divisione di fanteria britannica così come parte della 46ª Divisione di fanteria britannica.
Li seguirono in dicembre il resto della 46ª insieme con la 3ª Brigata di montagna greca.
A fine gennaio (1945) il I Corpo canadese e la 5ª Divisione di fanteria britannica furono spostate al fronte nord occidentale, lasciando l'VIII Armata britannica di Mc Creery dimensionata a sole sette divisioni.
Di contro la 5ª Armata americana venne rinforzata a partire da settembre e fino a novembre con l'arrivo del Corpo di spedizione brasiliano (circa 25.000 uomini) e nel gennaio 1945 con l'arrivo della 10ª Divisione di montagna americana.
Le forze alleate contavano quindi 17 divisioni e 8 brigate indipendenti, tra cui l'87° Fanteria "Friuli", per un totale equivalente a poco meno di 20 divisioni.
In totale il quindicesimo gruppo contava 1.334.000 uomini, di cui 632.980 dell'VIII Armata e 266.883 della V Armata americana.
Contro loro erano schierate le meno consistenti 21 divisioni tedesche, in totale 21 e 4 divisioni italiane della RSI, per un totale di 25 divisioni.
Tre delle quattro divisioni italiane erano schierate in Liguria sotto il comando di Rodolfo Graziani inquadrati nell'Armata Liguria a guardia del fianco occidentale che fronteggiava la Francia, mentre la quarta inquadrata nella quattordicesima armata in un settore che si supponeva avesse meno probabilità di essere attaccato.

La battaglia

Nella prima settimana di aprile furono lanciati attacchi diversivi all'estrema destra e all'estrema sinistra del fronte alleato per distogliere le forze dallo schieramento tedesco dall'imminente attacco principale.
Questo includeva l'Operazione Roast, un assalto condotto dalla 2ª Brigata Commando britannica supportati dai partigiani della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" per catturare l'istmo fra Comacchio e Porto Garibaldi e catturare il lato nord delle valli di Comacchio. Nel frattempo con l'operazione Bowler furono colpite le infrastrutture di trasporto fluviali e portuali veneziane, cui ormai le forze dell'asse erano costrette a ricorrere data l'inservibilità di ferrovie e strade.
I preparativi per l'assalto principale cominciarono il 6 aprile 1945 con un pesante bombardamento d'artiglieria alle difese del Senio. Nel primo pomeriggio del 9 aprile 825 bombardieri pesanti, seguiti dai cacciabombardieri lanciarono bombe a frammentazione nelle retrovie del Senio. Dalle 15:20 alle 19:10 furono sparati 5 sbarramenti di artiglieria pesante ognuno della durata di 30 minuti, intervallati dagli attacchi dei cacciabombardieri. L'8ª Divisione indiana, la 2ª Divisione neozelandese e la 3ª Divisione dei Carpazi (sul fronte del II Corpo polacco sulla SS 9) attaccarono all'imbrunire. Nei combattimenti i componenti dell'8ª Divisione indiana, che si guadagnarono ben 2 Victoria Cross, raggiunsero all'alba dell'11 aprile il fiume Santerno 5,6 km oltre.
La 5ª e 6ª Compagnia dell'87° Friuli sferrano l'attacco all'alba del 10 aprile, superando il Senio e raggiungendo le case di Cuffiano. I neozelandesi avevano raggiunto il Santerno già la notte del 10 aprile e riuscirono ad attraversarlo all'alba dell'11. I polacchi giunsero sul Santerno la notte dell'11 aprile.
Nella tarda mattinata del 12 aprile, dopo una notte di continui assalti, l'8ª Divisione indiana si stabilì sulla riva opposta del Santerno e la 78ª Divisione britannica cominciò a oltrepassarla per assaltare Argenta. Nel frattempo la 24ª Brigata Guardie britanniche, facenti parte della 56ª Divisione (Londra) di fanteria britannica aveva lanciato un attacco anfibio attraverso l'acqua e il fango delle lagune presso Argenta. Anche se riuscirono a raggiungere la riva opposta, la notte del 14 aprile rimasero bloccati sulle posizione della fossa marina. La 78ª Divisione britannica si fermò la stessa notte sul Reno presso Bastia.
La 5ª Armata americana iniziò il suo assalto il 14 aprile, dopo il bombardamento di 2000 bombardieri pesanti e di circa 2000 pezzi d'artiglieria, con gli attacchi del IV Corpo americano (Forza di spedizione brasiliana, 10ª Divisione da montagna e 1ª Divisione corazzata americana) sulla sinistra. A ciò seguì nella notte del 15 aprile l'offensiva del II Corpo che colpì con la 6ª Divisione corazzata sudafricana e la 88ª Divisione di fanteria. Esse avanzarono verso Bologna fra la SS 64 e la SS 65. La 91ª e la 34ª Divisione di fanteria seguirono lungo la SS 65. I progressi contro la coriacea resistenza dei tedeschi furono lenti ma alla fine la superiorità di fuoco degli Alleati e la mancanza di riserve dei tedeschi fecero sì che per il 20 aprile entrambi i Corpi d'armata americani sfondassero le difese sugli Appennini e raggiungessero la Pianura Padana. La 10ª Divisione da montagna fu reindirizzata ad aggirare Bologna e lasciarsela sulla sua destra premendo verso nord. Il II Corpo americano sarebbe rimasto ad occuparsi di Bologna insieme con l'VIII Armata britannica che avanzava dalla loro destra.
Per il 19 aprile, sul fronte dell'8ª Armata britannica, il blocco di Argenta era stato forzato e la 6ª Divisione corazzata britannica sfilò attraverso l'ala sinistra dell'avanzante 78ª Divisione britannica per correre verso nord ovest lungo il Reno fino a Bondeno e lì riunirsi con la V Armata americana, in modo da completare l'accerchiamento di Bologna ed intrappolare i tedeschi che la difendevano. Nel pomeriggio del 20 aprile il I Battaglione della "Friuli" si attesta sull'Idice ultima difesa di Bologna. Su tutto il fronte la difesa dei tedeschi era disperata ma ancora determinata, nonostante ciò Bondeno cadde il 23 aprile. La 6ª Divisione corazzata britannica si unì con la 10ª Divisione da montagna facente parte del IV Corpo americano il giorno successivo a Finale Emilia 8 km a monte di Bondeno sul fiume Panaro. La mattina del 21 aprile il I Battaglione della 87ª "Friuli" entrò in Bologna avanzando lungo la via Emilia (SS 9), con in testa il Comandante di reggimento, era la prima città liberata da un contingente Italiano, insieme alla 3ª Divisione dei Carpazi (II Corpo polacco), seguita dopo un paio d'ore dal II Corpo americano che entrò da sud.
Il IV Corpo americano continuò la sua avanzata verso nord e raggiunse il Po a San Benedetto Po il 22 aprile. Il fiume fu attraversato il giorno seguente e l'avanzata proseguì a nord verso Verona che fu liberata il 26 aprile. Alla destra della V Armata (sulla sinistra dell'8ª Armata britannica) il XIII Corpo britannico passò il Po presso Ficarolo il 22 aprile. Il V Corpo britannico attraversò il Po il 25 aprile dirigendosi verso l'ultima linea di resistenza tedesca (Linea Veneta) costruita lungo l'Adige.
Appena le forze Alleate cominciarono a premere e ad attraversare il Po, il contingente brasiliano e la 34ª Divisione di fanteria con la 1ª Divisione corazzata del IV Corpo, posizionati sull'ala sinistra dello schieramento, si catapultarono verso ovest lungo la SS 9 (via Emilia); attraversarono Piacenza ed il Po per tagliare la via di fuga attraverso la pianura padana verso la Svizzera e l'Austria attraverso il Lago di Garda ed il Passo del Brennero. Il 27 aprile la 1ª Divisione corazzata entrò a Milano liberata da partigiani il 25 aprile. Il comandante del IV Corpo, Crittenberge, entrò nella città il 30 aprile. Il 28 aprile a sud di Milano il contingente brasiliano imbottigliò il 148ºGrenadier (granatieri) tedesco e un'intera divisione di bersaglieri italiani catturando un totale di 13.500 prigionieri.
Sull'estrema destra dello schieramento alleato il V Corpo britannico, incontrando minori resistenze, attraversò la simbolica Linea Veneta, e nelle prime ore del 29 aprile entrò a Padova per scoprire che i partigiani avevano già catturato l'intera guarnigione tedesca di 5.000 militari.

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