Nori Brambilla Pesce

Staffetta partigiana. A seguito di una delazione, viene arrestata il 12 settembre 1944 dai fascisti al servizio delle SS, insieme alla partigiana Narva.
Viene portata alla Casa dei Balilla di Monza dove subisce percosse e torture. Per due mesi resta rinchiusa nel carcere di Monza. Successivamente è trasferita a San Vittore, quindi nel campo di concentramento di Bolzano-Gries, dove rimane fino alla Liberazione.
 
 La polizia fascista, l’Ovra, non mi conosceva come antifascista: la mia generazione, quella dei balilla e delle piccole italiane, erano convinti di averla educata bene, con le parate, le frasi demagogiche, patriottarde. E in più ero una donna, le donne non si occupavano di politica, di antifascismo.
Non saprei dire quanto durò “l’interrogatorio”. Tra una frustata e l’altra piovevano schiaffi, pugni. A un tratto mi trovai a terra, sotto la scrivania, senza sapere in che modo fossi caduta. Di questo momento ho sempre un ricordo: la tentazione che provai, trovandomi non so come con la bocca vicino al braccio del mio torturatore, di addentarlo, di morderlo con gioia. Non so come resistetti a questo impulso, forse ne avevo il desiderio ma non la forza.
Rimasi in quella cella, isolata, due mesi. Mi terrorizzava la paura delle visite di Werning, così spietato che la crudeltà gli si leggeva in viso. Egli venne a interrogarmi ancora qualche volta, di nuovo qualche schiaffo, ma non fui picchiata così duramente come la prima volta. „

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