Gina Galeotti

Partigiana milanese. Il 25 aprile 1945 nella giornata di insurrezione nazionale si reca verso Niguarda per prendere contatto con alcune infermiere dell’ospedale incaricato di curare i partigiani feriti. Lungo il tragitto incontra un camion di tedeschi bloccato da partigiani niguardesi. Dal camion partono raffiche di mitra ma Gina continua il suo cammino, senza considerare il pericolo. I tedeschi la vedono e le sparano con una raffica di colpi che uccide lei e il bimbo di otto mesi che porta in grembo. A soli 33 anni muore dopo un’intensa vita di lotta antifascista.
 
 L'insurrezione è nell'aria. 24 aprile, pomeriggio, pomeriggio presto, piazzale Maciachini. È la Maria Azzali a combinare l’incontro. Dobbiamo trovarci in bicicletta. Il segno di riconoscimento... ora non ricordo più bene se si trattasse di un fiore o di un giornale... un giornale! Una donna simpatica, piacente, appoggiata con la bicicletta. Io non sono mai stata puntuale nella mia vita, ma lì durante la Resistenza... è questione di vita o di morte. Non puoi arrivare neanche in anticipo. Allora lei in bicicletta. Io in bicicletta. Capisco subito che c'è qualcosa di strano: il modo come sale in bicicletta. Dopo qualche pedalata... ma Lia... ma scusa, c'è qualche novità? Sono incinta. Di cinque mesi. E quando nascerà... e quando nascerà i fascismo non ci saranno più. Di dove sei? Io sono di Suzzara, come mio marito, che si chiama Bruno Bianchi, è in carcere a S. Vittore. Sono stata in carcere con lui, poi lui e io... insomma questo bambino l’abbiamo... l’abbiamo fabbricato in un intervallo del reciproco arresto. Senti, adesso io ti dico una cosa, che, che... beh, tanto siamo solo io e te. Domani... domani liberano tutti.  

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