Vera Ciceri

Durante la Resistenza, con il marito Gaetano si pone alla guida del movimento antifascista del territorio lecchese. É tra i primi partigiani a raggiungere i Piani d’Erna, alle falde del Resegone, dove ha inizio la lotta di Liberazione sulle montagne di Lecco. Continua poi la sua attvità di partigiana a Milano dove fino al termine della guerra di Liberazione dirige i gruppi in difesa della donna.
 Io ricordo con commozione come l’organizzazione richiedesse di saggiare, all’interno delle famiglie di provata fede antifascista, il temperamento e il coraggio delle ragazze, assai spesso fra i 17 e i 20 anni. Ricordo Norina Brambilla e Isa De Ponti, che ho scelto perché fossero loro affidate importanti azioni: portare bombe ad un appuntamento, portare armi, portare munizioni.
Arrivavano cantando, in bicicletta, toglievano dal cestino sul manubrio o dagli abiti o dalla borsetta o dai vestiti quanto era necessario, consegnavano ai compagni giunti sul posto e via!”
Ma il giungere a un appuntamento costituiva sempre un fatto di coraggio straordinario e incredibile.
Credo di avere sempre caldeggiato il fatto che l’uguaglianza della donna si dimostra va combattendo i nazifascismi alla pari degli uomini, senza indulgere ai sentimenti, alla paura, al dolore, allo sforzo fisico.  

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