Tina Anselmi

A 17 anni diventa partgiana. Prima donna a ricoprire la carica di Ministro della Repubblica
 Zia Tina, come sei diventata una partigiana?
A spingermi a una decisione così fondamentale per la mia vita fu un episodio che determinò non soltanto me, che avevo appena 16 anni e mezzo, ma anche altre ragazze. Era il 26 settembre 1944, ed ero a scuola, frequentavo l’Istituto Magistrale a Bassano, quando i fascisti costrinsero tutti gli studenti a recarsi in Viale Venezia, ora Viale dei Martiri; i fascisti e i tedeschi avevano compiuto un grande rastrellamento sul Grappa, avevano catturato 43 giovani e li impiccavano agli alberi di Viale Venezia; tra quei giovani c’era il fratello della mia compagna di banco. Costrinsero la popolazione e noi studenti ad assistere all’impiccagione. Fu uno spettacolo orrendo: un impiccato fa paura, è una visione tragica. Alcuni bambini svennero, altri piangevano, tutti erano sconvolti. Quei poveracci impiccati erano innocenti, ostaggi uccisi per rappresaglia, perché i partigiani avevano fatto saltare un ponte. Quando tornammo in classe discutemmo fra di noi compagne, scoppiò una lite furibonda, ci siamo picchiate; c’era chi diceva che i soldati avevano fatto bene e chi invece difendeva le ragioni dei partigiani, chi sosteneva che era giusto perché quella era la legge e chi diceva che la legge non può andare contro i diritti. Dopo questa terribile esperienza, la domenica successiva ripresi la discussione nella riunione dell’Azione Cattolica ed il nostro assistente ci disse: “Questa è una concezione pagana dello Stato e va contro l’uomo, uno Stato che va contro l’uomo è uno Stato illegittimo!”
E’ stato questo che mi ha portata a diventare partigiana. 

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