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Contrasti tra osovani e garibaldini

Il Gruppo Brigata Osoppo dell'Est, comando unificato con la Divisione Garibaldi Natisone, non accettò di passare a est del fiume Isonzo per mettersi alle dipendenze del IX Corpus sloveno dell'Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia di Tito.
Il 22 novembre 1944, il Partito Comunista Italiano (e non il CLNAI, unico comando in grado di impartire legittimamente ordini sull'impiego operativo delle forze partigiane) aveva dato l'ordine ai partigiani italiani della zona di passare alle dipendenze del IX Corpus jugoslavo per favorire la creazione di (secondo le parole di Togliatti in una lettera a Vincenzo Bianco, rappresentante del PCI nel IX Corpus,
« una condizione profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell'Italia. Si creerà insomma una situazione democratica.»
La disposizione era che "tutte le unità italiane della zona [del litorale adriatico friulano] devono operare soltanto sotto il comando del IX Corpo di armata di Tito", aggiungendo che chi avesse rifiutato questo comando sarebbe stato considerato fascista ed imperialista e trattato di conseguenza; il comando delle Brigate Osoppo aveva rigettato la richiesta con il grido paà nostris fogolars (per i nostri focolari).
La dipendenza fu quindi accettata dai circa 3500 partigiani comunisti della divisione Garibaldi-Natisone ma non dagli autonomi della Osoppo, tra i quali militava una ragazza, Elda Turchetti, uccisa e ritenuta successivamente dai comunisti una spia della X MAS ma possibilmente anche un intermediario secondo altre fonti.
Se gli osovani basavano la loro posizione sui principi della difesa degli interessi nazionali, dei quali si sarebbe dovuto discutere solo a guerra finita, anche i garibaldini erano molto dubbiosi viste le posizioni politiche e i metodi autoritari adottate dagli sloveni nei loro territori.
« … è sbagliato mobilitare gente che non solo non è favorevole, ma è contraria; è errato imporre lo sloveno nelle scuole, se ciò non è richiesto dagli interessati; è dannoso rispondere con atti ostili e minacce all'opposizione della popolazione… » (Giovanni Padoan,)
Ciononostante circa 1500 garibaldini, pur vivendo un notevole disagio il 24 dicembre 1944 furono obbligati ad accettare la strategia dei dirigenti del PCI e ad attraversare l'Isonzo. Il loro comando si portò nella zona di Circhina e Zakriz, nell'attuale Slovenia. Al termine della guerra furono mandati a liberare Lubiana, anziché Trieste come pare fosse stato loro promesso.
« "È una decisione grave, un grave errore, perché è evidente che gli sloveni hanno cambiato la loro posizione sulla questione del confine e noi non dovremmo accettare la richiesta del IX Corpus » (Mario Lizzero ad Aldo Lampredi, dirigente nazionale PCI)

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la Repubblica della Carnia

Nella primavera del 1944, la Brigata Osoppo, con sede del comando presso il Castello Ceconi di Pielungo (comune di Vito d'Asio), era composta da sette battaglioni, comandati da Candido Grassi e aventi don Ascanio De Luca come commissario politico.
Quest'ultimi erano così dislocati: due in Carnia ("Carnia", "Tagliamento") due nelle Prealpi Carniche ("Italia D.D.", "Piave") tre nelle Prealpi Giulie ("Julio", "Torre", "Udine")
Il 19 luglio 1944 il comando di Pielungo venne incendiato dai tedeschi. A seguito di questo evento ci fu una situazione di instabilità nel comando per divergenze tra elementi di Giustizia e Libertà e gli altri osovani.
Il 21 agosto 1944 la Brigata Osoppo venne ristrutturata in cinque brigate, operanti tra la Carnia, le Prealpi Carniche, le Prealpi Giulie e la pianura.

Comandi unificati Garibaldi Osoppo

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Brigate Osoppo-Friuli

Furono formazioni partigiane autonome fondate presso la sede del Seminario Arcivescovile di Udine il 24 dicembre 1943 su iniziativa di volontari di ispirazione laica, liberale, socialista e cattolica, gruppi già attivi dopo l'8 settembre nella Carnia e nel Friuli.
I fini della Osoppo erano cooperare in autonomia con le formazioni garibaldine comuniste e contribuire alla lotta antifascista contro le forze occupanti tedesche. Quest'ultime avevano infatti istituito la Operationszone Adriatisches Küstenland, sottraendo di fatto l'intero territorio del Friuli-Venezia Giulia all'autorità della Repubblica Sociale Italiana ed instaurando un rigido regime di repressione e spogliazione, avvalendosi della partecipazione di reparti di SS etniche, di cosacchi e di forze repubblicane fasciste.
Il raggruppamento ebbe al comando:
Candido Grassi (nome di battaglia "Verdi"), Manlio Cencig (nome di battaglia "Mario"), due capitani del Regio Esercito Italiano e don Ascanio De Luca (già cappellano degli Alpini in Montenegro e in quel momento parroco a Colugna, frazione di Tavagnacco).
A causa della complessa situazione politico-militare presente nel territorio friulano e della Venezia Giulia, al centro di opposti nazionalismi e di secolari rivalità etnico-territoriali, le formazioni della Osoppo ebbero rapporti spesso conflittuali con i reparti garibaldini comunisti e furono in contrasto con le forze partigiane sloveno-jugoslave.

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Brigate Matteotti

Le Brigate Matteotti possono considerarsi eredi ideali dell'omonimo battaglione, nato da una scissione della Colonna Italiana che aveva combattuto nella Guerra civile spagnola contro le forze franchiste, determinata dal rifiuto dell'ala anarchica di accettare come ufficiale Ottorino Orlandini, antifascista cattolico. Nel nuovo Battaglione Matteotti così formato erano confluiti i militanti repubblicani, comunisti e di Giustizia e Libertà e nomi di spicco quali Libero Battistelli, Angelo Monti e Ottorino Orlandini. Nella Resistenza Italiana, sin dal 9 settembre 1943 erano attive, a Roma e nel Lazio, alcune "squadre" Matteotti, poi riorganizzate in Brigata Matteotti al comando di Giuseppe Gracceva ed alle dipendenze di Giuliano Vassalli, membro della Giunta militare centrale del CLN.
 
Le Brigate Matteotti, tuttavia, si costituirono il 12 dicembre 1943 con la creazione della I Brigata d'assalto Matteotti a Caerano San Marco (Provincia di Treviso) e nella zona del Monte Grappa (Provincia di Vicenza), per iniziativa di un gruppo di patrioti veneti di fede socialista: esse però non diedero avvio a nuovi reclutamenti, dal momento che l'orientamento della classe dirigente del PSIUP era quello di integrare i volontari socialisti impegnati nella lotta antifascista in altre formazioni partigiane attive in molte zone dell'Italia centro-settentrionale.
Si dovrà pertanto attendere la primavera del 1944 prima che venissero costituite altre brigate d'assalto Matteotti, ribattezzate, fin dal giugno di quello stesso anno, Brigate Giacomo Matteotti.
Le brigate erano costituite in massima parte da aderenti e simpatizzanti del PSIUP ma, in alcune formazioni, parte dei militanti provenivano da altri partiti antifascisti. Occorre, infatti, rimarcare che le compagini anarchiche che rispondevano al nome di Brigate Bruzzi Malatesta agivano di concerto con le Brigate Matteotti, in quanto gli anarchici preferivano operare assieme a formazioni legate ad un'osservanza politica non moscovita, vista la rottura tra le frange anarchiche e libertarie e i comunisti, avvenuta durante la guerra di Spagna.
Vi furono, al contrario, raggruppamenti partigiani, come la Banda Dionigi Superti, operante in Val d'Ossola, che pur non essendo inquadrati nelle Brigate Giacomo Matteotti erano composti quasi esclusivamente da combattenti reclutati nelle file del PSIUP.

Forze in campo e zone operative

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Brigate Mazzini

Le Brigate Mazzini furono uno dei cinque principali gruppi politici partigiani che parteciparono alla lotta di liberazione nazionale, e furono principalmente legate al Partito Repubblicano Italiano ma, in taluni casi, anche al PCI, al movimento cattolico e a Giustizia e Libertà.
Con l'instaurazione della dittatura fascista, il 1 gennaio 1927, il Partito Repubblicano, per proseguire la propria attività politica, comunicò l'avvenuto trasferimento all'estero e, precisamente, a Parigi. All'indomani dell'ottavo congresso in esilio (Parigi, 1938), fu eletto segretario politico Randolfo Pacciardi, affiancato collegialmente da Cipriano Facchinetti. L'occupazione tedesca della Francia (1940), tuttavia, costrinse i repubblicani in esilio in Francia ad emigrare nuovamente. Dopo una rocambolesca fuga, Pacciardi riuscì a raggiungere gli Stati Uniti; Facchinetti, invece, fu arrestato a Marsiglia dalla polizia tedesca e, successivamente, incarcerato a Regina Coeli. Sostanzialmente, quindi, l'organizzazione del partito si dissolse temporaneamente.
Nel frattempo, il gruppo degli oppositori democratici al fascismo sentì l'esigenza di costituire in Italia un nuovo soggetto politico. Il 4 giugno 1942, nella casa romana di Federico Comandini, si costituì clandestinamente il Partito d'Azione riprendendo il nome del movimento politico risorgimentale fondato nel 1853 da Mazzini.

Molti repubblicani aderirono al nuovo partito

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Brigate Fiamme Verdi

Le Brigate Fiamme Verdi furono delle formazioni partigiane a prevalente orientamento cattolico, attive durante la seconda guerra mondiale, nella resistenza italiana.
Nate dagli intellettuali cattolici, si trasformarono in formazioni prevalentemente militari, operarono soprattutto in Lombardia, in Emilia furono direttamente guidate dalla Democrazia Cristiana.
Il loro nome derivava dal 3o Reparto d'Assalto "Fiamme Verdi", parte del 3o Corpo d'Armata Italiano durante la prima guerra mondiale, operante sul fronte dell'gruppo dell'Adamello.
Si configurarono, nella resistenza italiana, organizzate come gli alpini, dai quali avevano mutuato le mostrine: operavano prevalentemente in montagna a livello locale, con radici popolari, con nessuna ideologia:
« Il volontario, di qualunque fede politica esso sia, rinuncerà ad ogni propaganda che non sia contro tedeschi e fascisti ... »
(Regolamento della Brigate Fiamme Verdi)
Iniziarono ad operare nelle valli bresciane, nel novembre 1943, raggiungendo circa le 2.800 unità suddivise in tre battaglioni; fondatore fu il trentino Gastone Franchetti, nome di battaglia "Fieramosca", tenente degli Alpini partito da Riva del Garda con una piccola brigata di giovani.
Già il 19 novembre per la città di Brescia veniva distribuito il giornale "Brescia Libera", che diventerà nel marzo successivo Il Ribelle.
Il comando generale delle brigate venne assegnato al generale degli Alpini Luigi Masini.
Il 28 giugno 1944 "Fieramosca" venne catturato per l'ennesima volta per una delazione da parte dell'amico Fiore Lutterotti, e fucilato. Era prigioniero nel carcere di massima sicurezza di Bolzano assieme a Gino Lubich, fratello di Chiara Lubich, che era stato condannato a sei anni di carcere, torturato più volte e più volte minacciato di essere fucilato perché parlasse.
 
Ma Gino Lubich non si piegò mai; fu deportato in un campo di concentramento dove riuscì a sopravvivere. Nei primi giorni di novembre del 1943 giuse a Brescia, fuggito dal lager di Markt Pongau Teresio Olivelli che, attraverso un amico, prese i primi contatti con gli esponenti del movimento ribellistico. Quindi trasferitosi a Milano si mise a disposizione del Cln che gli affidò l'incarico di mantenere i contatti tra il Comando generale delle Fiamme Verdi e le formazioni dipendenti delle province di Cremona e Brescia.
Dopo la fucilazione di Astolfo Lunardi e di Ermanno Margheriti fondò il giornale clandestino "il Ribelle".
Furono spesso tacciati come "clericali", perché dimostrarono che si poteva imbracciare le armi pur non essendo comunisti; tuttavia Giorgio Bocca, nella sua "Storia dell'Italia", non mancherà di riconoscere che:
« ... senza l'aiuto del clero tre quarti della pianura padana - Piemonte, Lombardia, Veneto - sarebbe rimasti chiusi e difficilmente accessibili alla ribellione... »
(Giorgio Bocca - Storia d'Italia)

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