Brigate Garibaldi

BandieraLe Brigate d'assalto Garibaldi, formazioni militari del Pci o ad esso collegate, operarono nell'Italia occupata tra 11 settembre 1943 e l'aprile-maggio 1945. Il comando generale dei distaccamenti e brigate d'assalto Garibaldi si costituì a Milano il 20 settembre 1943, ma per i primi tempi il confine tra organismi di partito e organismi militari fu molto sottile. Tale sovrapposizione di funzioni è rilevabile dall'analisi dell'archivio Brigate Garibaldi e del fondo Direzione Nord del Pci 1943-1945, tanto da far nascere l'ipotesi che si tratti di un unico complesso documentario diviso in due serie. I primi documenti nell'ordine cronologico del fondo Brigate Garibaldi relativi alla formazione del battaglione di partigiani Garibaldi nel Friuli e nella Venezia Giulia, sono a firma del "compagno Andrea", funzionario dei Gap del Pci e portano la data del 19 settembre 1943, precedente quindi alla costituzione del comando generale. Documenti analoghi si trovano anche nell'altro archivio, così come sono ripartiti più o meno equamente tra l'uno e l'altro i bollettini del Sip, i diari storici delle brigate Garibaldi di varie zone, le direttive e le circolari dei triumvirati insurrezionali e dei comandi garibaldini, e infine le relazioni degli ispettori inviate ai triumvirati insurrezionali e alle delegazioni garibaldine delle varie regioni.

Bibliografia: Le Brigate Garibaldi nella Resistenza. Documenti, Milano, Feltrinelli, 1979, voll. 3 (I: agosto 1943-maggio 1944, a cura di G. CAROCCI e G. GRASSI; II: giugno-novembre 1944, a cura di G. NISTICÒ; III: dicembre 1944-maggio 1945, a cura di C. PAVONE).

Le Brigate d'assalto "Garibaldi" erano le formazioni promosse dal PCI (Partito Comunista Italiano) o che, sorte altrimenti, assunsero tale denominazione (e i relativi collegamenti con il partito e l'organizzazione garibaldina) nel corso della Resistenza. Esplicito nella denominazione delle brigate è sia il riferimento al Risorgimento Italiano, indicando in Giuseppe Garibaldi la figura simbolo della lotta, sia la volontà di azione, resa chiara dalla dicitura "d'assalto".
Le dimensioni delle brigate variavano dal contesto operativo. La struttura impostata dal PCI prevedeva, oltre ad un comandante militare, un commissario politico con la funzione di educare politicamente e disciplinare i giovani partigiani; questa struttura fu poi replicata anche nelle squadre, nei battaglioni e negli altri sottoraggruppamenti.
Le Brigate Garibaldi ricevevano in genere ordini dal rappresentante del PCI nel Corpo volontari della libertà (CVL) e dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), ma tutte dipendevano dal Comando generale, di cui facevano parte Luigi Longo, Giorgio Amendola, Giancarlo Pajetta, Pietro Secchia e Antonio Carini.
Il comando generale delle Brigate Garibaldi comuniste, guidato da Longo e Secchia, organizzò in totale, durante la Resistenza, 575 formazioni, costituite da squadre, bande, battaglioni, brigate, divisioni e comandi territoriali di zona; a questi gruppi si aggiunsero nelle città gli uomini e le donne dei GAP e dei SAP; costituite intorno ad un nucleo di esperti e determinati comandanti comunisti, i garibaldini mostrarono impegno e combattività subendo il numero più alto di perdite tra tutte le formazioni della Resistenza. I reparti garibaldini si organizzarono in Liguria (Brigate e poi Divisioni "Cichero", "Pinan-Cichero", "Vanni" e "Mingo"), in Piemonte (1ª Divisione "Leo Lanfranco" di Colajanni, Latilla e Modica, e le Divisioni "Gramsci", "Pajetta" e "Fratelli Varalli" di Gastone e Moscatelli), in Lombardia (Brigata "Redi" e Divisioni "Lombardia", coordinate da Pietro Vergani, vicecomandante del CVL), in Veneto (Divisioni "Garemi", "Nanetti" e "Friuli-Natisone"), in Emilia (Divisione "Modena").
Essendo particolarmente diffuse, militarono in esse anche esponenti di altri partiti del CLN, soprattutto socialisti, azionisti e talvolta cattolici. Le Brigate Garibaldi annoverano infatti personalità carismatiche come il cattolico e apolitico Aldo Gastaldi "Bisagno" di Genova, l'apolitico Mario Musolesi, l'anarchico Emilio Canzi, comandante unico della XIII zona operativa nell'Appennino Tosco-Emiliano.
Delle formazioni facenti capo ai diversi partiti del CLN o Autonome, la Garibaldi fu l'unica a costituirsi e a operare in tutte le province del centro-nord (naturalmente a distinti livelli di consistenza e di efficienza qualitativa). Se il cinquanta per cento dei militanti fu destinato all'azione militare, l'altra metà era rivolta al lavoro cospirativo per l'organizzazione e la lotta operaia nelle fabbriche, per l'agitazione contadina (soprattutto in alcune zone), per la penetrazione nelle scuole superiori e nelle Università, per assicurare l'afflusso di volontari nelle brigate.
Associati alle Brigate Garibaldi erano i Gruppi di Azione Patriottica (GAP), che operano nelle città con azioni di sabotaggio e attentati contro i nazifascisti, e le Squadre di Azione Patriottica (SAP), operanti nelle zone extra-cittadine.
In termini numerici, le Brigate Garibaldi costituirono la maggioranza delle forze resistenziali rappresentandone quasi la metà nei vari periodi della lotta partigiana e, particolarmente, nel durissimo inverno 1944-'45, quando la Resistenza fu chiamata ad affrontare, a tutti i livelli, la controffensiva nazifascista favorita dalla stasi delle operazioni militari sulla Linea Gotica.

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