Puoi contribuire alla riuscita del progetto in tanti modi: inviando testimonianze storiche, documenti, fotografie e racconti o anche semplicemente rendendoti disponibile a prendere parte all’organizzazione delle molte iniziative previste per il 2015 e gli anni a venire.

Partecipa

La direttiva 16

"Voi siete pronti, siete pronti a combattere, ma il momento della vostra concertata azione non è ancora giunto. A certe bande sono state impartite istruzioni speciali. Non fate il gioco del nemico agendo prima del tempo scelto per voi. Non sperperate le vostre forze. Non lasciatevi tentare ad agire prematuramente!" Il messaggio radio del generale Mark W. Clark, comandante delle truppe alleate in Italia, era scoppiato come una bomba il 10 aprile, movimentando ulteriormente la già tormentata vigilia dell'insurrezione.
Ce n'era d'avanzo perché all'interno del CLNAI il "partito" degli attesisti, di quelli che esortavano alla prudenza, all'attesa alla verifica, prendesse vigore e alzasse la voce.
Il disegno delle forze conservatrici non poteva essere più trasparente: Clark loro interprete, tendeva a frenare qualsiasi moto insurrezionale capace di porre un'ipoteca popolare sul futuro assetto politico dell'Italia.
Non si voleva che le formazioni partigiane scendessero dai monti per combattere fascisti e tedeschi nelle grandi città e nei borghi della pianura, sollevandone le popolazioni in assenza degli Alleati.

Leggi tutto

Stampa Email

Comandi di divisione

Divisione e Brigata delle formazioni partigiane che operarono nelle montagne del Centro Nord dell'Italia nell'aprile del 1945 in funzione delle aree operative (che avevano confini variabili rispetto ai limiti territoriali provinciali).
 
Formazioni partigiane, costituite dai militari dei reparti delle ex-divisioni del Regio Esercito Italiano, che dopo l'8 settembre 1943 si trovavano fuori degli attuali confini nazionali, nei territori dei Balcani. I militari decisero, volontariamente, di riorganizzarsi per non essere fatti prigionieri e combattere l'esercito nazista, collaborando con le formazioni locali. Sono di seguito segnalate alcune di queste.
Bibliografia

 

  • (1) Roberto Battaglia- Storia della Resistenza Italiana – Einaudi- Torino, seconda edizione 1964.
  • (2) Gianni Oliva - Foibe - le stragi negate degli italiani della resistenza delle Venezia Giulia e dell'Istria- Arnoldo Mondadori Editore- Milano- 2002
  • (3) Luigi Longo - Un popolo alla macchia, Mondadori - Milano-1947.
  • (4) Pietro Secchia - F. Frassati - La Resistenza e gli alleati - Feltrinelli, Milano - 1962.
  • (5) Pietro Secchia - Il Partito comunista italiano e la guerra di liberazione 1943-1945: ricordi, documenti inediti e testimonianze - Feltrinelli – Milano - 1971.
  • (6) Dante Livio Bianco, Le brigate Garibaldi nella Resistenza - Feltrinelli, Milano, 1979.
  • (7) Irnerio Forni - Alpini garibaldini - Ricordi di un medico nel Montenegro dopo l'8 settembre- Mursia - Milano 1992
  • (8) Associazione degli ex consiglieri della Regione Veneto- Il Veneto nella Resistenza, contributi per la storia di liberazione nel 50o anniversario della Costituzione - 1997 -Venezia.

 

Stampa Email

Formazioni Partigiane

Queste le affiliazioni politiche all'interno del Corpo volontari della libertà:

  • Le Brigate Garibaldi, i GAP e le SAP facevano prevalentemente riferimento al Partito Comunista Italiano (PCI).
  • Le formazioni di Giustizia e Libertà facevano riferimento al Partito d'Azione (PdA).
  • Le formazioni "Giacomo Matteotti" facevano riferimento al Partito Socialista Italiano (PSI).
  • Le Brigate Fiamme Verdi, le Brigate del popolo e le Brigate Osoppo facevano riferimento alla Democrazia cristiana (DC) e al mondo cattolico in generale, insieme al movimento dei cattolici comunisti.
  • Le formazioni monarchiche e badogliane (chiamati anche azzurri) erano principalmente composte da partigiani di estrazione borghese e di idee liberali o conservatrici, accomunati dalla fedeltà alla Monarchia. Facevano riferimento alla Casa Reale e riconoscevano in Raffaele Cadorna il loro capo militare. Erano nati dai reparti del regio esercito che rifiutarono la logica del «tutti a casa», abbracciando la lotta partigiana. Avendo conservato la loro struttura gerarchica, i partigiani azzurri poterono apportare alla Resistenza l'esperienza bellica e la consuetudine di rapporti coi militari alleati, essenziale per ricevere rifornimenti ed aiuti, tra questi ricordiamo il 1O Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini.
  • Gruppi come l'Organizzazione Franchi di Edgardo Sogno rappresentavano il Partito Liberale Italiano ed i monarchici.
  • Esistevano inoltre organizzazioni esplicitamente trotskiste, come la formazione Bandiera Rossa Roma, nota anche come Movimento Comunista d'Italia e formazioni di tendenza anarchica, come le Brigate Bruzzi-Malatesta di Milano.

Non sempre le denominazioni originarie erano strettamente collegate ai partiti di riferimento. Ad esempio le Brigate Osoppo del Friuli, che erano nate con un grande contributo del PdA, accentuarono la loro dipendenza dalla DC e dal clero friulano. Le Brigate Fiamme Verdi si diversificarono nel territorio: quelle lombarde, nate dagli intellettuali cattolici, si trasformarono in formazioni solo "militari" con orientamento genericamente liberale; quelle reggiane, invece, furono direttamente guidate dalla DC alla quale facevano riferimento anche le Brigate del Popolo. Similmente le formazioni Mazzini che in Lombardia facevano riferimento al PRI in Veneto non avevano il medesimo legame.

Stampa Email

Origine delle formazioni Parigiane

L'origine delle formazioni partigiane ebbe due percorsi, intrecciati tra loro: uno politico antifascista e uno militare. All'inizio esistevano delle bande di partigiani, ovvero aggregazioni nate prevalentemente da scelte fatte dagli ex-militari dopo lo scioglimento, avvenuto l'8 settembre 1943, del regio esercito italiano presente nei territori del Centro-nord Italia e nei territori di occupazione militare italiana come i territori della zona balcanica. Agli ex-militari sbandati si affiancarono gli antifascisti attivi, gli ex inviati al confino, gli esiliati e gli espatriati all'estero.

Le prime formazioni si modellarono via via, richiamandosi alle forze politiche nazionali dal novembre 1943 fino agli ultimi giorni dell'aprile 1945. Una tappa significativa fu il 9 giugno 1944, quando nacque il “Comando generale del Corpo Volontari della Libertà” con sede a Milano dove c'erano i vertici delle principali organizzazioni partigiane.

Per quanto riguarda l'origine politica delle formazioni, nell'autunno del 1943 la Direzione del PCI dette l'indicazione di costituire unità strutturate; nacquero così i "battaglioni Garibaldi". Questi erano pensati come brigate d'assalto perché i gruppi che si stavano formando non dovevano essere attendisti ma immediatamente operativi; l'organizzazione si sarebbe forgiata via via nelle difficoltà della iniziativa.
Secondo i militanti comunisti la struttura a Brigata sottintendeva la volontà di un modello organizzativo di tipo militare tradizionale che prevede una stretta gerarchia: Comando generale, Divisione, Brigata, Battaglione, Compagnia, Squadra, Gruppo di azione patriottica. La novità fu la decisione di prevedere, oltre al comando militare, la presenza di un “commissario politico”, secondo l'esperienza sia della Rivoluzione d'Ottobre che delle Brigate Internazionali nella guerra civile di Spagna. Questi indirizzi, tesi a superare le formazioni per “bande”, si concretizzeranno solo nell'estate del 1944, quando anche gli altri partiti sposeranno il modello organizzativo di tipo politico-militare, con o senza la presenza di “commissari” in rappresentanza dei partiti di riferimento.

Per quanto riguarda invece le Brigate di origine esclusivamente militare, fenomeno che interessò in modo particolare le formazioni all'estero, come nei Balcani, fu determinante la decisione degli ex-soldati e ufficiali, di tutti gli ordini e grado, di non sottostare all'umiliazione di essere fatti prigionieri dagli ex-alleati nazisti.

Le formazioni di orientamento cattolico si trovarono spesso in contrasto con altre formazioni di diverso orientamento politico. Durante la guerra di Liberazione, la necessità di combattere un nemico comune attenuò i contrasti. Si calcola che i cattolici che parteciparono attivamente alla Resistenza furono tra i 65.000 e gli 80.000, su un totale di circa 200.000 partigiani.
Nel corso della lotta di Resistenza le formazioni si accorparono e si suddivisero, secondo le situazioni presenti nelle varie “aree operative”, con criteri e dimensioni diverse. Per esempio alcune formazioni "d'assalto garibaldine" avevano una struttura piramidale:
  • la Squadra, formata da dieci-venti uomini, era l'unità minore
  • tre Squadre formavano una Compagnia o Distaccamento;
  • tre Compagnie un Battaglione;
  • tre Battaglioni una Brigata;
  • tre Brigate una Divisione.

 

Stampa Email

Brigate Garibaldi

BandieraLe Brigate d'assalto Garibaldi, formazioni militari del Pci o ad esso collegate, operarono nell'Italia occupata tra 11 settembre 1943 e l'aprile-maggio 1945. Il comando generale dei distaccamenti e brigate d'assalto Garibaldi si costituì a Milano il 20 settembre 1943, ma per i primi tempi il confine tra organismi di partito e organismi militari fu molto sottile. Tale sovrapposizione di funzioni è rilevabile dall'analisi dell'archivio Brigate Garibaldi e del fondo Direzione Nord del Pci 1943-1945, tanto da far nascere l'ipotesi che si tratti di un unico complesso documentario diviso in due serie. I primi documenti nell'ordine cronologico del fondo Brigate Garibaldi relativi alla formazione del battaglione di partigiani Garibaldi nel Friuli e nella Venezia Giulia, sono a firma del "compagno Andrea", funzionario dei Gap del Pci e portano la data del 19 settembre 1943, precedente quindi alla costituzione del comando generale. Documenti analoghi si trovano anche nell'altro archivio, così come sono ripartiti più o meno equamente tra l'uno e l'altro i bollettini del Sip, i diari storici delle brigate Garibaldi di varie zone, le direttive e le circolari dei triumvirati insurrezionali e dei comandi garibaldini, e infine le relazioni degli ispettori inviate ai triumvirati insurrezionali e alle delegazioni garibaldine delle varie regioni.

Bibliografia: Le Brigate Garibaldi nella Resistenza. Documenti, Milano, Feltrinelli, 1979, voll. 3 (I: agosto 1943-maggio 1944, a cura di G. CAROCCI e G. GRASSI; II: giugno-novembre 1944, a cura di G. NISTICÒ; III: dicembre 1944-maggio 1945, a cura di C. PAVONE).

Le Brigate d'assalto "Garibaldi" erano le formazioni promosse dal PCI (Partito Comunista Italiano) o che assunsero tale denominazione

Stampa Email

Brigata Italia

Fu una brigata partigiana di ispirazione cattolica operante a Modena dopo l'8 settembre 1943 comandata da Ermanno Gorrieri detto "Claudio".
La Brigata Italia Montagna, comandata da Luigi Paganelli (nome di battaglia "Lino"), faceva parte della Divisione Modena Montagna. La Brigata Italia Pianura, comandata da Alfonso Bucciarelli, faceva parte della Divisione Modena Pianura. Tra gli appartenenti alla Brigata Italia, si ricordano Don Elio Monari (M.O.V.M.), Mario Allegretti (M.O.V.M.) e Don Gabriele Amorth.

L'organico della Brigata Italia, in Aprile 1945, era di 1.606 unità.

Durante tutto il periodo della guerra di resistenza, operava anche un'altra Brigata Italia comandata da ENZO (Fiorenzo Olivieri) che assieme alla Brigata Anita facevano parte della DIVISIONE L.FAVA -comandata da ALDO IL FRANCESE (Adalberto Baldi)- incardinate nel C.Z.P. ( Comando Zona Pianura) del F.L.N.A.I. Queste formazioni di partigiani operavano nei territori dei comuni a sud di Verona e precisamente a Villafranca di Verona, a Valeggio sul Mincio, a Sommacampagna e nei viciniori comuni mantovani di Roverbella, Goito, Monzambano e Ponti
 
Bibliografia
  • E. Gorrieri, La Repubblica di Montefiorino. Per una storia della Resistenza in Emilia, Bologna, Il Mulino, 1966
  • E. Gorrieri, Giulia Bondi, Ritorno a Montefiorino: Dalla Resistenza sull'Appennino alla violenza del dopoguerra, Bologna, Il Mulino, 2005, p. 198.
  • A.Cavazzuti, G.Chiossi, "A.L.P.I. nel 50° della Liberazione", 7 maggio 1995.

Stampa Email